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reggia di caserta

caserta, italia

progetto: architetto flavia belardelli

progetto illuminotecnico: nicola marzocchella , mario tartaglione, UpO Viabizzuno

rivenditore Viabizzuno: megawatt srl, casoria napoli

responsabile tecnico di zona: nicola marzocchella

corpi illuminanti

per la costruzione della reggia, embrione del mai attuato trasferimento della capitale da napoli a caserta, il re carlo di borbone si affida all'architetto luigi vanvitelli, formatosi nella scuola del tardo barocco romano. la soluzione architettonica adottata per la costruzione, avvenuta tra il 1752 e il 1774, si basa su un blocco edilizio compatto ed introverso articolato in quattro cortili suddivisi dai bracci interni disposti a croce. la composizione architettonica è contraddistinta dalla galleria porticata che attraversa l'intero palazzo, collegando l'atrio principale, lo scalone d'onore di accesso al piano reale e l'ingresso al parco, inquadrando prospetticamente la via d'acqua che converge verso il fondale scenografico della cascata. dallo scalone principale, attraverso il vestibolo del primo piano, si accede alla cappella e agli appartamenti reali. l'organismo architettonico della cappella, pur essendo racchiuso nel volume unitario del palazzo, che non ne rivela la presenza nella composizione seriale delle facciate esterne, assume la compiutezza ed il respiro di una chiesa a sé stante, articolata in un'aula unica a doppio ordine di colonne, con matroneo, sormontata da una volta a botte e coronata dall'abside semicircolare. gli appartamenti reali conservano l'assetto architettonico e decorativo assunto durante il periodo della monarchia borbonica e nella parentesi del periodo napoleonico, contraddistinto dalle tre anticamere che occupano il braccio centrale fino alla facciata principale e, a sinistra, dalle stanze di residenza, completate nel settecento, e a destra, dall'ala di rappresentanza, che culmina nella sala del trono, completata nel corso dell'ottocento. alle sale principali si affiancano ambienti di proporzioni minori, le cosiddette ‘retrostante', originariamente destinati a funzioni di servizio, che, con opportuni interventi di restauro ed adeguamento impiantistico, sono destinati ad allestimenti espositivi autonomi rispetto al museo storico degli appartamenti reali.
la reggia, nel suo aspetto architettonico fu terminata nel 1780, ma i lavori andarono avanti per anni risultando un grandioso complesso di 1200 stanze e 1790 finestre, per una spesa complessiva di 8.711.000 ducati. nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. la facciata principale ha 26 colonne poste fra una finestra e l'altra.
nel complesso, la reggia ricopre un'area di ben 47.310 metri. oltre alla costruzione perimetrale rettangolare, il palazzo ha, all'interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s'intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.800 metriquadri ciascuno. accanto al portone centrale sono ancora visibili i basamenti sui quali dovevano essere poste le statue della giustizia, della magnificenza, della clemenza e della pace, virtù attribuite al re. oltre la soglia dell'entrata principale alla reggia si apre un vasto vestibolo ottagonale del diametro di 15,22 metri, adorno di venti colonne doriche. su un lato del vestibolo ottagonale si apre il magnifico scalone reale, un autentico capolavoro di architettura largo 18,50 metri e dotato di 117 gradini, immortalato in numerose pellicole cinematografiche. la sala più ricca e suggestiva del palazzo è senz'altro la sala del trono, il luogo dove il re riceveva ambasciatori e delegazioni ufficiali, in cui si amministrava la giustizia del sovrano e si tenevano i fastosi balli di corte. una sala lunga 36 metri e larga 13,50, ricchissima di dorature e pitture eseguite da gaetano genovese, che vi lavorò nel 1845. intorno alle pareti corre una serie di medaglioni dorati con l'effigie di tutti i sovrani di napoli, da ruggero d'altavilla a ferdinando II di borbone, tra le sale di maggior pregio visibili al pubblico spiccano il salone di alessandro (con marmi provenienti dal tempio di serapide a pozzuoli e i troni di gioacchino murat e carolina bonaparte), le sale dedicate alle quattro stagioni, lo studio e la camera da letto di ferdinando II e quella di murat, la biblioteca palatina, la pinacoteca, la camera del consiglio e la sala ellittica.
l'illuminazione, nell'ambito della tutela, della valorizzazione e della fruizione del patrimonio artistico ed architettonico, si configura come uno dei punti nodali della museografia contemporanea. infatti l'illuminazione artificiale costituisce un fattore estraneo, in linea di massima, al carattere originario del bene, che nella maggioranza dei casi risale ad epoca anteriore all'elettricità, pur consentendo la fruizione dell'edificio in ore notturne o in condizioni di luce solare sfavorevoli, con effetti di valorizzazione funzionale del bene.
l'illuminazione artificiale di ambiente creata in fase di recupero degli spazi deve perciò produrre effetti percettivi il più possibile analoghi a quelli della luce naturale, utilizzando, se possibile, dei corpi illuminanti nascosti alla vista, ove impossibile devono essere oggetti di design tecnologico, privi di riferimenti allo stile della preesistenza. in virtù di tali considerazioni, per la cappella palatina ed il vestibolo superiore è stato realizzato un impianto che consente di ottenere un' illuminazione di fondo il più possibile prossima all'illuminazione naturale. a tal scopo si è scelto di illuminare la volta della navata centrale della cappella con i corpi illuminanti cornice di Viabizzuno, ubicati sul cornicione, equipaggiati con lampade a ioduri metallici da 150 W e con lampade a vapori di sodio ad altissima pressione da 100 W. per le volte di copertura del vestibolo superiore sono stati utilizzati gli stessi sistemi di illuminazione, cornice, con lampade a ioduri metallici da 150 W, poggiati sul cornicione in corrispondenza di ogni lesena. per gli ambienti completamente affrescati (retrostanze ala ‘700), sono stati scelti dei corpi illuminanti da
appoggio: i vase, ubicati negli angoli delle sale, equipaggiati con lampade fluorescenti 2x24W, per ottenere un'illuminazione diffusa di ambiente. invece, per un'illuminazione concentrata finalizzata a consentire una migliore leggibilità di opere artistiche o decorazioni parietali, sono state impiegate lampade da terra notte. tutto il progetto di luce è stato particolarmente attento al rispetto degli spazi ma anche alla loro valorizzazione, sfruttando la tecnologia moderna e la scoperta della lampadina per dare nuova vita anche a spazi nati e concepiti solo sotto gli effetti della luce naturale.
atrio: sostantivo maschile singolare. dal latino atrium, che presso i romani era un cortile o un chiostro


interno della casa, di forma rettangolare, chiuso tutto intorno e con un'apertura per lo scolo delle acque nel centro della tettoia, che solitamente si reggeva su colonne. ad esso si accedeva dalla sala di ingresso e nei tempi primitivi di roma serviva da luogo di ritrovo, dove le donne lavoravano ai loro telai e dove venivano esposte le immagini degli avi, si ergevano le are dei penati per il culto dei morti ed era situato il focolare domestico. secondo alcuni studiosi deriva dal greco atrion: sereno, perché una parte era allo scoperto (sub diu). secondo altri deriva sempre dal greco, ma dalla parola ator: petto, o meglio ancora, le due camere superiori del cuore. e la metafora appare particolarmente azzeccata, in quanto l'atrio serviva di passaggio alle parti interne della casa. atrio infatti nel significato moderno del termine, oltre che zona di accesso all'interno di edifici pubblici o privati, indica anche una cavità del cuore.
vestibolo: sostantivo maschile singolare, di derivazione latina: vestibulum. ovidio ce lo descrive


come quello spazio o piazza davanti la porta esterna della casa, che era consacrata alla dea vesta protettrice del focolare domestico. alcuni studiosi moderni ne tracciano l'origine dalla radice ‘vas': abitare, ‘vastu': dimora, abitudine, indipendentemente dal nome di vesta. anzi secondo questi studi si vuole che il vestibolo fosse la stanza di ingresso dove i romani usavano porre le ‘vesti', ossia la toga, per rimanere in semplice tunica, nell'entrare in casa. quindi nello specifico vestibolo indica un atrio dinnanzi alla casa, ma per esteso si usa tale termine anche per indicare un grande spazio che serva d'ingresso ad altri edifici.
in architettura consiste in un vano o passaggio posto tra la porta d'entrata e l'interno di in palazzo, sovente antistante le scale; a volte il termine è utilizzato per indicare uno spazio che dà adito ad altri ambienti. vestibolo in anatomia indica una cavità anteposta ad altra di dimensione maggiore, come nel naso o nell'orecchio interno. nella carrozza ferroviaria il vestibolo è il vano cui si accede dalle porte di salita. nella divina commedia, vestibolo è un'altro nome dell'antinferno. matroneo: sostantivo maschile, singolare che indica un elemento architettonico, proprio delle chiese,


ed esclusivamente dedicato alle donne. da cui la radice della parola ‘mater'. in architettura il matroneo è un balcone o un loggiato posto all'interno di un edificio e originarimente destinato alle donne, soprattutto nelle basiliche cristiane e nelle sinagoghe. nelle chiese medievali i matronei persero la funzione di separazione e divennero esclusivamente elementi architettonici, posti sopra le navate laterali e con la funzione strutturale di contenere la spinta della navata centrale, formati solitamente da campate sovrapposte a quelle delle navate laterali. nelle chiese protogotiche i matronei erano uno dei quattro elementi che costituivano la parete interna (arco, matroneo, triforio e claristorio), mentre appaiono più raramente nel periodo successivo dell'architettura gotica.

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