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piazza dei teatri di reggio emilia

reggio emilia, italia

progetto: cairepro (reggio emilia)

progetto illuminotecnico: mario nanni progettista

rivenditore Viabizzuno: cacciavillani reggio emilia

responsabile tecnico di zona: maicol fedrigo

corpi illuminanti

la luce dà una nuova veste a piazza martiri del 7 luglio; il fulcro del progetto è il teatro municipale romolo valli, nato per mano dell'architetto modenese cesare costa e considerato uno dei teatri d'opera ottocenteschi più belli e funzionali in italia, accanto al quale si sono affiancati il teatro ariosto, un politeama di fine ottocento, e poi la cavallerizza. negli intenti progettuali la costruzione teatrale doveva tornare ad essere la naturale quinta scenografica di questo spazio urbano, dando un volto al perimetro incostante e disomogeneo della piazza. un vuoto urbano prima utilizzato solo come parcheggio, ora, con il progetto di riqualificazione, diventa uno spazio per la città, un salotto a cielo aperto per i cittadini.
la piazza si trasforma in un ambiente domestico in cui le pareti sono gli edifici da ammirare con le loro architetture, i loro colori, dove le opere murarie e quelle dipinte sulle facciate diventano enormi quadri riscoperti sotto una luce diversa. è una città capace di comunicare, di emozionare, di coinvolgere le persone e attrarle, una città che rendendosi ospitale e interessante non rimane vuota, preda della desolante e angosciante vita notturna troppo spesso associata a criminalità e disagio urbano. la piazza è stata dotata di tecnologia wireless che permette ai suoi ospiti di navigare in ogni dove, salpando dalle panchine in pietra o dai piedi della fontana, dalla scalinata o dai portici. la stessa tecnologia permette la gestione dell'illuminazione della piazza da parte dell'amministrazione pubblica; è stato infatti messo in opera un progetto di luce compositiva, capace di modificarsi, adeguarsi ai vari momenti di vita sociale e urbana, creando effetti scenografici, narrativi, funzionali o di accompagnamento.
lavorando in sincronia con il progetto di riqualificazione urbana ed architettonica dello spazio, l'illuminazione si integra con gli edifici e l'arredo per rivelarsi solo nei suoi effetti di luce, talvolta diffusa, talvolta puntuale e scenografica, sempre tesa a sottolineare dettagli, percorsi, vecchie presenze da osservare con occhi diversi. i corpi illuminanti utilizzati sono in parte tecnici, in parte decorativi, in ogni caso sempre e comunque tesi alla valorizzazione dell'intervento architettonico: le nuove panchine sono luminose e musicali, la sostituzione della vecchia fontana prospiciente al teatro porta alla creazione di uno specchio d'acqua alto 2 cm a filo terra illuminato a led, il corpo illuminante ‘luna nascente' emerge silenzioso dai tetti degli edifici per puntare la luce su dettagli del percorso urbano, lanterne decorative (‘lanterna massima') richiamanti il sapore decò vestono la piazza e corpi illuminanti da terra (‘reggiolo'), studiati con particolari ottiche di riflessione della luce, illuminano le zone delle sedute senza abbagliare. la scelta è sempre tesa alla ricerca di un effetto misurato e personalizzato rispetto alle esigenze specifiche del luogo ed ha condotto al disegno di nuovi corpi illuminanti studiati sulle esigenze del progetto, considerando anche l'uso del colore della luce come elemento di arricchimento dello spazio pubblico. la lanterna massima, progettata ad hoc per questo intervento si ispira alla magia della luce delle vecchie lanterne cittadine che non solo illuminavano, ma arredavano al tempo stesso; il tentativo non è quello di copiare in modo nostalgico un vecchio e importante elemento dell'arredo urbano, ma è piuttosto quello di riproggettarlo. la nuova lanterna porta il sapore delle illuminazioni di una volta, calde, delicate, domestiche, ma è anche dotata di una sorgente luminosa che ne permette un'efficienza maggiore dando vita così ad un consumo minore a fronte di un'illuminazione più intensa lungo il percorso.
la lanterna diventa un elemento illuminante, rispettoso, che sospesa sotto ai portici della via emilia si concentra sui passi e sull'architettura piuttosto che sulle vetrine dei negozi, mentre lungo i percorsi radenti i muri si attacca alle facciate facendo di questi passaggi dei dolci camminamenti, morbidi e accoglienti.
lo sguardo viene educato all'osservazione: la luce notturna diventa il mezzo per notare gli oggetti che nella quotidiana luce del sole scompaiono, ci sono ma non si notano. la facciata del teatro è illuminata in un disomogeneo ma armonico ritmo di tratti che mettono in evidenza le bucature, ne segnano le ombre, ne fanno emergere le lesene. la luce si accende dove si appoggia lo sguardo: non più la dislocazione costante della luce solo sulla strada, concepita unicamente come luce di sicurezza, ma la progettazione di una luce-narrativa, che accompagna, rassicura, ma invita anche a soffermarsi. il buio acquista una valenza positiva, si trasforma in un momento di pausa, di raccoglimento e si identifica con una dolce penombra, non con il buio che spaventa. così le panchine sono state pensate con una luce di riflesso che emerge dal loro attacco a terra facendole sembrare sospese; non si tratta di una linea di luce continua, ma di segmenti luminosi che permettono ad ognuno di scegliere dove sedersi in base a quanta luce desidera: quella delle zone più intime o quella delle zone più illuminate. questa stessa luce può essere gestita in modo che sia in sincronia cromatica con quella della fontana ed è stata progettata in modo che quando piove si colori di blu…un altro pretesto per mettere in relazione la città e i suoi cittadini, la luce e il racconto urbano di cui diventa protagonista. si tratta di progettazione, ma anche di dialogo, dialogo tra le parti, tra gli oggetti architettonici, tra gli spazi, tra le preesistenze e i nuovi interventi, ma anche dialogo e collaborazione tra un team di progettazione e un'amministrazione che si è dimostrata particolarmente sensibile, attenta…illuminata.

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