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cantina la brunella

castiglione falletto, cuneo

progetto: studio architetto boroli

progetto illuminotecnico: guido boroli

rivenditore Viabizzuno: vboriccione

responsabile tecnico di zona: fabio della rosa

corpi illuminanti

la cantina la brunella è una struttura per vinificazione, invecchiamento e affinamento di nebbiolo da barolo e di cru di 1° categoria cerequio e villero ubicata a castiglione falletto, nel cuore del barolo. il primo approccio al progetto di ampliamento è stato influenzato dalla preesistenza: la brunella, struttura originaria del ‘600 che è stata più volte ampliata, è caratterizzata da un impianto a ‘l' sormontato all'incrocio delle due maniche da un torrino dal quale si gode di un meraviglioso panorama sulle vigne di proprietà e sulla valle del barolo. tutte le scelte progettuali sono state effettuate in funzione della necessità di non cercare una continuità formale ed architettonica copiando le forme e le geometrie della cascina, che avrebbe portato alla costruzione di un falso vecchio impianto, bensì di reinterpretare le vecchie forme in chiave moderna. in questo modo viene evidenziata in maniera netta la nuova struttura affinché entrambe possano godere della propria indipendenza architettonica e formale. inoltre, di
fondamentale importanza, è stato riconosciuto l'aspetto funzionale su quello formale. la struttura realizzata è costituita da un piano interrato con funzione di cantina da invecchiamento e un piano fuori terra adibito all'imbottigliamento, etichettatura e confezionamento. la copertura è a due falde sorrette da capriate in legno lamellare di pino e doppia catena in acciaio mentre il manto in rame corre dal colmo al canale di gronda in un'unica lastra. una grande sala degustazione interamente vetrata sui due lati prospicienti la vigna si trova a mezz'altezza tra il piano cantina e il piano terra, immersa nei filari di nebbiolo. la realizzazione della cantina è stata dettata dalla necessità dell'azienda di avere un luogo
esclusivo dove potere produrre al meglio le bottiglie di barolo e dove poter accogliere i propri clienti facendo loro conoscere le tecniche e le tecnologie più avanzate nel campo enologico. per questo motivo si è scelto di distinguere i percorsi e le zone adibite alla lavorazione da quelli per le degustazioni e le visite. la struttura storica e quella nuova ben si distaccano l'una dall'altra, ma mantengono lo stesso linguaggio architettonico grazie ad una pulizia dei volumi capace di reinterpretare i canoni architettonici classici locali. una pulizia formale arricchita, però, da dettagli curatissimi e precisi, a partire già dalle finiture esterne. il muro non appare leggermente ruvido e colorato come abitualmente succede, ma si sente un leggero profumo molto simile a quello che può essere percepito degustando un bicchiere di vino e, inoltre, la superficie della facciata appare insolita, sfalsata, curva come lo sono le doghe delle barriques. è incredibile come il colore del rivestimento e il suo andamento si mimetizzino con la terra argillosa della vigna che cambia colore in base all'inclinazione dei raggi solari e alla sua compattezza. sembra quasi una
superficie vivente, che, con i suoi giochi di piccole ombre tra le doghe diversamente sfalsate, sembra cambiare aspetto in ogni momento, sia nei colori sia nei profumi; basta semplicemente un alito di vento o il passaggio di una nuvola. da questo volume emerge con forza il cuore della cantina, il luogo dove si degusta, si osserva e si sente il vino; sessanta metri quadrati di vetro temperato circondano la sala rettangolare aggettante di un metro rispetto al filo di facciata; i filari si sviluppano perpendicolari allo spettatore che coglie sia la qualità della vite sia la pendenza e l'esposizione della vigna di barolo bussia. la vista diventa incredibilmente infinita: ci si rende conto della perfezione e grandiosità di madre natura. di fronte a questo spettacolo, posta sulla parete
cieca verso la cantina, una piccola feritoia di vetro lunga, e alta non più di un magnum bordolese, permette di allungare lo sguardo e di curiosare in un locale di cui non si percepiscono le dimensioni ma che rivela in anticipo il luogo dove il vino acquista la sua struttura, i suoi colori e aromi riposando tranquillamente ad una temperatura naturale compresa tra i dieci gradi invernali e i diciassette
estivi, grazie all'abbraccio della terra tutta intorno alla struttura. i muri colorati con una tinta rossa mattone, rendono riconoscibile l'ambiente sia lo si guardi dall'interno sia dall'esterno. il pavimento in rovere massello richiama quell'essenza pregiata che cura e cresce ‘questo liquido rosso che fu caro a noè' per mesi e anni. a fianco dello sbarco a tutta altezza della rampa nella sala degustazione il visitatore scorge un passaggio più piccolo e cieco. aprendo la porta si trova davanti una scala, chiusa su tutti e quattro i lati; assomiglia a un tunnel, un piccolo cunicolo che termina con una pedana ad un altro piano. mentre si incammina per la scala piccoli raggi di luce illuminano i fili delle pedate per scandire regolarmente il suo passo. le superfici delle pareti e del soffitto sono rivestite in legno di pino perfettamente lisce, quasi come i condotti in cui il vino corre dalla vinificazione per raggiungere il luogo dove poter riposare per diversi anni, al buio e nella quiete più assoluta. anche il clima cambia: l'aria , gradino dopo gradino, diventa piano piano più
umida, pesante e fredda. ed ecco giungere all'ultimo gradino, una piccola pedana che si trova nel centro di un ambiente silenzioso, profumato di legno e di vino dove centinaia di barriques e botti e tonneaux
giacciono portandosi il fardello e la responsabilità di dover invecchiare e far crescere il loro prezioso contenuto. grandi pilastri circolari neri reggono la soletta del piano terra quasi a significare la sicurezza statica di quel luogo, mentre le pareti nere in fondo al locale fanno perdere le dimensioni dello spazio mimetizzandosi e diventando una cosa sola con la penombra. risaltano così le forme tonde delle botti e barriques che, illuminate dall'alto, riscaldano
l'ambiente con quel loro colore giallo
ocra segnato da sbavature violacee di barolo; non si può fare altro che scendere dalla pedana e inoltrarsi in una chiara penombra per passeggiare tra le barriques ad ammirare e sentire, in silenzio, quasi la voce del vino.
arrivati in fondo al camminamento, generato dalla sistemazione dei legni per ottimizzare lo spazio, ci si volta per ammirare la cantina nella sua
totalità, per apprezzare le dimensioni e l'effetto scenico dell'insieme e il tunnel che si è attraversato poco prima appare come un oggetto, una scultura.
le sue pareti esterne sono rivestite di doghe di legno di pino massello e un piccolo fascio luminoso le illumina dal
soffitto creando dei giochi di luci e ombre in mezzo a questi volumi regolari. sembra quasi il contenitore studiato nei dettagli e nel disegno, con cui l'azienda prepara e confeziona le proprie bottiglie per la vendita al
pubblico: le proporzioni, l'essenza del legno, il disegno delle doghe sono i medesimi. subito a lato di questo volume si fa strada nella penombra la luce proveniente dalla feritoia
che dalla sala degustazione aveva anticipato un piccolo scorcio della cantina; ed ecco che si vede il
blu del cielo dallo spazio più profondo della cantina: è un continuo incrociarsi di viste dall'interno verso l'esterno e viceversa che mette in relazione il mondo della natura e dei suoi frutti con quello proprio dell'uomo e dei suoi prodotti. spettacolare è la vista all'uscita della cantina su tutta la facciata alta quasi dieci metri completamente rivestita di legno. saltuariamente, guardando dal basso verso l'alto, si notano dei pannelli fatti di doghe e rivestiti all'interno con una lamina di acciaio, ad una distanza sufficiente affinché riflettano il fascio di luce dei corpi illuminanti che nascondono; è di grande effetto vedere questa illuminazione blu la sera quando l'intera struttura viene illuminata di luce riflessa e mai diretta in modo da avere un colore di facciata
che, miscelato a quello del legno, possa ricordare le tinte, le colorazioni e i riflessi del vino in un bicchiere di
cristallo durante una degustazione.
salendo la scala si varca la soglia di un enorme spazio a tutta altezza con pareti rivestite di resina rossa, la struttura del tetto a vista con le sue alte e snelle capriate in lamellare; i serramenti di diverse misure e con i profili in ferro neri delimitano, come delle cornici, la vista panoramica che cambia man mano che ci si avvicina al vetro. nell'angolo verso la sala degustazione, invece, si vede un volume irregolare, con doghe in
legno massello che escono dal pavimento quasi come se fosse la prosecuzione di qualcosa presente in cantina. il pavimento in cemento grigio lisciato è caratterizzato da una canalina per la raccolta delle acque di lavaggio delle vasche in acciaio ed è sovrastata da un'imponente macchina
meccanizzata che si occupa dell'intero ciclo produttivo del vino. sulla parete sud, una scala in ferro zincato conduce ad un soppalco dove sono disposti gli uffici e il tavolo per le riunioni. una grande finestra triangolare, in parte apribile, permette l'affaccio su la brunella. sotto la scala, due porte gemelle permettono il passaggio al locale servizi e al disimpegno dal quale si era entrati all'inizio della visita.

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