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il carapace: la cantina della tenuta castelbuono

bevagna, perugia

progetto: arnaldo pomodoro

committente: tenuta castelbuono

progetto illuminotecnico: studio barbara balestreri lighting design, barbara balestreri con lisa marchesi

responsabile tecnico di zona: gianni catini, g.catini@viabizzuno.com

foto: pietro carrieri

'il vino è un composto di umore e luce’. galileo galilei. tra i vigneti dell’umbria, arnaldo pomodoro ha progettato una cantina-scultura per la tenuta castelbuono della famiglia lunelli, che da anni produce vini importanti da un’uva antica, il sagrantino di montefalco, già conosciuta nell’antica roma. un’architettura al servizio del vino e della sua terra, uno scrigno di sapori pensato per integrarsi nella dolcezza del paesaggio, e per questo realizzato con la forma di una grande tartaruga che emerge dalla terra mostrando il suo involucro esterno, il carapace appunto, simbolo di stabilità e longevità. il carapace rappresenta l’unione tra la terra e il cielo e si svela al visitatore non soltanto come luogo dove l’uva di trasforma in vino ma anche come convivio, opera architettonica dedicata alla degustazione e al buon vivere. la struttura esterna è caratterizzata da una copertura di rame segnata da solchi e crepe che richiamano la natura del terreno. altri materiali utilizzati provengono dal trentino, terra d’origine della famiglia committente: il legno lamellare, vero elemento strutturale di tutta l’opera, e il porfido della valle di cembra, utilizzato per il percorso interno e per quelli intorno alla cantina. illuminare il carapace ha posto due sfide: progettare una luce architettonica in grado di esaltare la struttura e la materia, creando scenografie luminose, e al tempo stesso fornire una luce funzionale adatta alla conservazione e degustazione dei vini. per questo motivo tutte le sorgenti utilizzate hanno un elevata resa cromatica, sono schermate per i raggi uv e nella barricaia le sorgenti a led non emettono raggi ir. la luce si posa sulle superfici senza far sentire la sua presenza: all’interno della struttura in legno è stata scelta un’illuminazione dall’alto attraverso faretti incassati speciali Viabizzuno, orientabili e con sorgenti a ioduri metallici di potenze diverse, 35W e 70W, e temperatura di colore 3000K. nascosti dietro a speciali mascherine di chiusura, i proiettori, che sono orientabili singolarmente, possono montare degli accessori speciali per limitare l’abbagliamento, come i frangiluce, oppure diffondere e riflettere la luce con lenti fresnel o specchi. i punti di incasso dei faretti sono stati studiati sulla base dell’inclinazione variabile della cupola, cercando la soluzione migliore sia da un punto di vista tecnico-funzionale che estetico. nascosta nella struttura centrale del mobile a pavimento, è stata invece progettata una luce dal basso tramite faretti a binario 12V con sorgenti alogene dicroiche da 35W, con fasci d’apertura variabili e temperatura di colore 3000K. un continuo rapporto tra toni caldi e toni freddi accompagna il visitatore per tutto il percorso fino nella barricaia: l’atmosfera è arricchita dagli incassi speciali Viabizzuno, a soffitto per la luce d’accento della scala. ogni singolo elemento luminoso si pone al servizio dell’architettura e della natura, contribuendo a definire intorno alla scultura di arnaldo pomodoro una dimensione narrativa che prepara il visitatore a comprendere la complessità e la magia dell’intervento: natura e artificio, al centro un’opera che sembra, pur nell’originalità e nella forma contemporanea, antica come la terra umbra.

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