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il nuovo museo della città di poznan

poznan, polonia

progetto: ad artis

progetto illuminotecnico: swann architectural lighting

rivenditore Viabizzuno: swann architectural lighting

responsabile tecnico di zona: dariusz kazmierczak, michal pawlik, biuro@swannlighting.com

foto: piotr krajewski

corpi illuminanti

‘il cemento non è solo un materiale. è dove si allungano le ombre della storia’
il museo ichot (interactive center of ostrów history tumski) è stato costruito sulle sponde dell’isola che racchiude le costruzioni più antiche della città: vicino al museo si trova infatti la cattedrale nella quale nel X secolo fu proclamato il primo stato polacco e attorno al complesso si estendono le mura cittadine. il progetto si colloca nella posizione della vecchia chiusa e si presenta come un ponte d’ingresso per l’isola. in un contesto così ricco di memoria storica, il problema principale era trovare il giusto collegamento tra il vecchio e il nuovo museo. il nuovo volume del museo è molto semplice: un cubo quasi cieco di cemento grezzo, con due grandi fenditure verticali che corrispondono alla divisione in pianta dell’edificio e mettono in relazione l’interno del museo con il profilo della cattedrale. l’essenzialità della forma conferisce pieno rispetto agli edifici storici del contesto; d’altra parte è proprio il potente contrasto con loro che enfatizza la natura contemporanea della struttura. l’essenzialità dell’edificio è stata ottenuta anche attraverso l’uso grezzo dei materiali: cemento, acciaio e vetro. sono proprio i materiali che conferiscono la migliore lettura della purezza della forma architettonica. il percorso che guida il visitatore dal parcheggio verso il nuovo volume e successivamente all’interno del cubo del museo culmina nella passerella che attraversa il fiume e arriva nell’isola, creando una passeggiata nell’architettura che ha come punto di riferimento visivo le torri della cattedrale. quest’ultima diventa la più grande e importante delle esposizioni. l’edificio si staglia come una sorta di pentaprisma, attraverso il quale si osserva ciò che è più importante in questo luogo, la storia. uno dei punti più interessanti del progetto è l’aggetto sul fiume: in un cubo con lato di circa 30 metri, gli ultimi 12 metri sono a sbalzo. la passerella che collega il volume ai muri medievali sull’altra sponda si innesta nel vecchia costruzione della chiusa, ristrutturata ai fini del progetto. la luce guida sempre le persone attraverso la storia e permette di scoprire nuove storie. nel luogo dove è nata la polonia, la luce artificiale si accende e dialoga con i materiali grezzi. la presenza massiva del cemento, che fornisce una percezione sempre uguale del colore e della texture, è alterata e potenziata dalla luce che contribuisce ad alleggerire e rendere più etereo il materiale solido per eccellenza. una pavimentazione esterna a zigzag conduce direttamente all’ingresso del museo ichot: i cubo 15 segnano il percorso con la loro luce brillante. incassati all’interno della fenditura tra le due parti dell’edificio, i cubo 30 e le spessorina illuminano lo spazio in maniera più nascosta e al tempo stesso ne evidenziano la funzione. dal momento che lo spazio della fenditura è molto importante per l’edificio, altri elementi che ne ricordano la forma sono stati predisposti nel progetto illuminotecnico interno. i soffitti sono infatti incisi da numerose linee di 094. richiamano la fenditura anche le spessorina e le raggio montate a muro. lo spirito della storia domina, tuttavia si trovano anche luoghi più tecnici come uffici e scalinate. per questi ultimi sono state scelte luci specifiche: bacchette magiche e 120-150 p.s. infine, lo sbalzo tra il fiume e l’edificio è colmato dalla luce dei cubo 30. è così che grazie a un attento progetto di illuminazione, quando il cemento dell’edificio scompare nell’oscurità, resta la luce.

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