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hangar 16 matadero

madrid, spagna

progetto: studio iñaqui carnicero

committente: comune di madrid

direttore lavori: vias y construcciones

progetto illuminotecnico: Viabizzuno

rivenditore Viabizzuno: vbomadrid

responsabile tecnico di zona: enrique leal, e.leal@vbospagna.com

foto: roland halbe

corpi illuminanti

grazie al progetto dello studio spagnolo iñaqui carnicero, l’ex mattatoio hangar 16 restaurato a madrid è diventato uno spazio in grado di accogliere differenti attività di carattere culturale e ricreativo, fra queste figurano anche delle mostre nelle quali le opere d’arte sono appese ai ganci che una volta sostenevano le carcasse degli animali. il budget limitato ha ristretto l’intera operazione di recupero architettonico a due soli interventi. il primo è quello relativo alle porte: modificando la loro posizione si vengono a moltiplicare le opzioni funzionali all’interno dell’area. lo spazio principale, per fare un esempio, può essere suddiviso in più spazi, consentendo così lo svolgimento simultaneo di varie attività. il secondo intervento effettuato dallo studio madrileno consiste invece nel recuperare la muratura, liberando questa dagli intonaci, per valorizzare una materia viva, autentica e dare vita a un'atmosfera particolare.
queste due semplici idee contribuiscono, da un lato, a rafforzare la dimensione e le proporzioni all’interno della struttura, mentre dall’altro a rinnovare il carattere dell’edificio. per rientrare nel budget stabilito dal comune di madrid, l’intervento si è basato sull’impiego di un singolo materiale e di un’unica caratteristica strutturale. al cuore del progetto la scelta di un sistema di porte a due altezze, in grado di ruotare su se stesse, così da incontrare le esigenze dei fruitori degli spazi. le porte dell’ex mattatoio permettono di definire uno spazio rettangolare vuoto, neutro, isolato dal resto delle sale, dove possono essere ospitare installazioni di avanguardia e proiezioni. la navata viene infatti delimitata da un doppio sistema di ampi portali metallici: uno inferiore che la circonda sino alla potenziale, completa chiusura; uno superiore che permette l’orientamento della luce a seconda delle diverse esigenze.
quando l’area centrale resta aperta, i visitatori hanno una visione perfetta dell’interno di questo vecchio edificio, il cui valore storico è stato perfettamente tutelato. tanto le finestre, quanto le porte sono state dotate del medesimo meccanismo in acciaio, riadattato per questo intervento. le saracinesche possono essere chiuse per isolare la struttura dall’ambiente esterno, oscurando allo stesso tempo quello interno in occasione di concerti e altre performance. la porta centrale rotea, diventando l’elemento che definisce la soglia dello spazio principale. il contrasto cromatico tra lo spazio interno rinnovato e l’involucro in mattoni valorizza questo contesto discreto ed elegante dedicato agli eventi pubblici, permettendo però alla struttura di mantenere la sua delicata estetica industriale. un incontro dunque tra il passato e la modernità è quello che lo studio carnicero ha tenuto presente durante tutta la fase progettuale, basando le scelte sul vero tema sociale dell’arte: un continuo passaggio tra tempi, stili, culture.
la lanterna massima di Viabizzuno è stata scelta dai progettisti spagnoli per illuminare il perimetro interno dell’hangar 16. costituito da un’ampolla di vetro soffiato temprato extrachiaro e da un corpo lampada in alluminio verniciato bruno; il corpo illuminante si integra perfettamente all’interno della struttura, migliorando e influendo positivamente sulla percezione dello spazio. la forma classica dell’elemento trasparente richiama infatti l’appartenenza del luogo al passato, mentre il colore scuro di quello metallico rimanda istintivamente all’elemento contemporaneo portato dalle porte in acciaio scuro. allo stesso tempo la luce calda e confortevole di questo corpo illuminante rende ancor più rilassante e ospitale la visita da parte del pubblico. altrettanto calda, infine, è la luce delle candela di vals, corpo illuminante progettato dall’architetto peter zumthor, collocate sopra gli specchi delle toilette, a ridosso delle pareti in mattone.

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